Virginia López

download portfolio

PACA_(Artist Run Space)

virginialopezvl@gmail.com

  1. Proyecto realizado durante la residencia artística Sense of Community #16. COME LE PIANTE. En la azienda agrícola Ca'Innua, apenino boloñés (Marzabotto, Italia), septiembre 2019. Invitada por la curadora independiente Silvia Petronici

    Exposición : INNESTI. Mai niente come prima. Centro per l'Arte Contemporaneo sulla Cultura Alimentare, CACCA, [ Inauguración  11 octubre 2019 ] . via Solferino 33a, Bologna , Italia.  

    extracto del texto de Silvia Petronici en una entrevista para Espoarte:

    entrevista completa 

    Questa edizione di senseOFcommunity si proponeva di indagare la relazione tra l’arte (le cui pratiche abbiano un approccio site specific o territory related) e l’agricoltura, come una relazione derivata dalla relazione tra l’arte e il cibo o, meglio, il nutrimento o meglio ancora, il legame con la terra.

    Pertanto, le artiste ospiti, che, insieme a Panem Et Circenses, hanno lavorato durante la residenza, Virginia Lopez e Valeria Muledda, si sono trovate a farlo dall’interno di un’opera concepita con gli stessi presupposti della ricerca che stavano percorrendo, mantenendo un filo di continuità e connessione molto forte con le loro stesse ricerche. Valeria Muledda con il suo progetto Studiovuoto – Studio di architettura che non costruisce indaga lo spazio come dimensione dell’esistenza, “l’azione dell’abitare lo spazio e la Terra”. Virginia Lopez ha fondato un analogo di Ca’ Inua nelle Asturias, PACA, Projecto Artisticos Casa Antonino, dove pratiche agricole e pratiche comunitarie sono osservate con il linguaggio di quella parte dell’arte contemporanea che indaga il rapporto tra le persone e i luoghi, le storie e i segni nel paesaggio.
    Questa residenza, al suo interno, a sua volta, ospitava una masterclass per curatori che, quindi, hanno potuto lavorare all’interno di questo speciale modulo di ricerca a stretto contatto con i tre artisti in residenza.
    Si è trattato di un lavoro intenso, una completa sospensione del tempo ordinario e una totale immersione nella ricerca condivisa. Vita e lavoro tutti insieme, quattro curatrici, quattro artisti e me lungo otto giorni di coabitazione e convivenza. Le curatrici insieme a me hanno potuto osservare l’emersione di tre percorsi di ricerca: la pratica dell’innesto; l’identificazione con un luogo della persona che lo vive; la progettazione partecipata di una Food Forest.

    Virginia Lopez ha esplorato la pratica materiale dell’innesto, da un lato e quella simbolica, dall’altro, dove ciascuno di noi è coinvolto nel mutare ed essere mutato dall’incontro con un luogo e con tutto ciò che comprende e vive al suo interno: tutti noi dentro l’opera di Ca’ Inua, gli artisti che tornano alla campagna, le pratiche dell’arte che intercettano e, forse, per gran parte, salvano le pratiche comunitarie, sono solo esempi che derivano da questa riflessione.


    Valeria Muledda compie insieme a Costantino, il proprietario del castagneto confinante con i terreni del podere di Ca’ Inua, un viaggio poetico tutto dentro la relazione con il castagneto, il luogo che Costantino ama e custodisce, nel quale ogni giorno lavora. L’esito di questo viaggio è la scrittura di una storia di quel luogo nella cui narrazione si passa dalla terza persona (“il mio castegneto è …”) incredibilmente e con grande commozione alla prima persona (“io sono il castagneto”).


    Panem Et Circenses, immersi dentro Ca’ Inua con tutta la loro vita di artisti, famiglia, membri di una comunità, giungono alla conclusione che può esistere un’agricoltura sentimentale e che non sia meno produttiva o efficiente rispetto ai bisogni per cui la si pratica. Si rivolgono alla piccola comunità temporanea dei residenti di questo progetto e ci chiedono di portare noi stessi e ognuno la propria preziosa specificità (ciò che si sa e ciò che si è sono punti di partenza utili per costruire qualsiasi ambiente resiliente) a prescindere da presunte competenze tecniche agroforestali.

    Da qui si sono piano piano chiariti i progetti artistici, gli impianti teorici e gli obiettivi, fino a giungere alla forma di una prima restituzione l’ultimo giorno della residenza con la partecipazione di tutte le persone coinvolte in un’azione collettiva che intrecciava i diversi percorsi di ricerca esplorati durante la residenza.
    La mostra, infine, comporterà una seconda fase formale, data la circostanza espositiva specifica e, a questa ulteriore fase, saranno associati gli apparati critici che costituiranno l’ultimo esercizio per le curatrici della masterclass.
    In conclusione, direi che ancora una volta questo progetto mi ha sorpresa, mi ha messa in gioco, ha spostato i miei orizzonti e incluso nuove prospettive nello sguardo già appassionato verso questa pratica dell’arte.


  2. Virginia López, serie Aperos inútiles, caja de recordatorios para una agricultura sentimental. 2019

    Los aperos inútiles /attrezzi inutili

    Sono anche loro innesti di cose estrambe

    Sono tentativi fatti con quello che sta in giro

    Sono funzionanti a modo loro

    Sono tanto inutili quanto tanti attrezzi che si trovano in ferramenta e molto meno costosi: li fai da te e li puoi riconvertire sempre in un’altra cosa

    Sono tanto utili quanto la voglia di ridere e danzare

    Sono attrezzi utili quanto il giocare

    Sono attrezzi per non sentirsi inutili

    noi che abbiamo perso le radici ma che torniamo alla terra


  3. Aperos inútiles [1] Rami di nocciolo e piattini in ottone. 

    Musica, suono, oro, leggero, appena incide, regolabile per fare i solchi a distanze diverse secondo la piantina voglia stare piú da sola, piú in compagnia, un pó un gioco per bambini, un pó a volte asomiglia un guerriero oppure una farfalla, solare.

    Aperos inútiles [2] Ramo di nocciolo, due stami, imbuto di vetro, imbuto di peltro, casa di orologgio e morsetti.

    Un pò scomodo, un pô troppo quirúrgico, un recordatorio, un ammonimento:  i tempi no sono quelli dell’orologio, bisogna tenere los sguardo microscópico del contadino, guardare i cieli, ascoltare l’ucello che anuncia la pioggia, reacogliere ogni goccia d’acqua, ma le piante non hanno bisogno di impalcature…

    Aperos inútiles [3], compás de hierro antiguo  y ramas de avellano.

    Misuriamo, controlliamo, calcoliamo, studiamo, valutiamo,

    ma

    Qui non vuole un abbraccio?

    12 Innesti 

    Innesti strambi anche questi: di Castagno, acacia, melo, prugno, vincheto …

    Tipi di innesto:  a spacco (1), triangolo (1) e doppio spacco (tutti gli altri).

     Riguardo a questo degli innesti , con cui mi ero fissata duranta la residenza... un pó perché davvero mi faceva piacere imparare, perché ho bisogno di fare con le mani, perché al castagnetto di Giuliano e Costantino si stava cosi bene, perché avevo bisogno di silenzio, perché sono corteccia e avevo bisogno di spellarmi un pó, forse, perche tutti siamo innesti, ogni giorno é un nuovo tentativo, perché l’innesto avviene grazie alla cura, grazie alla alteritá, ad stare insieme pure essendo diversi, perché è una ferita e tutto avviene nella fragile zona di cotatto, da pochi milimmetri dipende che la linfa torni a scorrere e si faccia passo la vita.


Construido con Berta